venerdì 24 settembre 2010

I fiumi vanno al mare, le religioni vanno a Dio









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E' bello e giusto che ci siano nel mondo parecchie religioni.
Hanno percorsi e linguaggi diversi, ma la meta è la stessa.
Lo scopo di una religione è quello di fornire ottimi strumenti
per sviluppare le qualità costruttive, per migliorare la vita.

Se osserviamo le religioni notiamo che tutte incoraggiano,
stimolano e considerano essenziale lo sviluppo dell’altruismo
e della compassione. Non ce n’è neppure una che non ritenga
basilare sviluppare tali qualità. Ogni religione è vera, costruttiva.

Non dobbiamo dimenticare che tutte le religioni, nelle loro diversità,
mirano a migliorarci in quanto esseri umani; per questo è positivo
avvicinarci alle varie religioni, conoscerle, promuovere rapporti
armoniosi con i loro praticanti ed evitare comportamenti ostili.
La pluralità è necessaria, benvenuta. Questo significa che
tutti noi dobbiamo manifestare rispetto per le differenti
visioni e fedi, che devono coabitare armoniosamente.

Come si possono accogliere le differenze filosofiche e teologiche?
Si può parlare di vari tipi di verità, ognuna in un certo senso valida,
giustificata. Ma allora, con quale criterio scegliere? Come accordare
la pluralità con il fatto che noi possiamo credere a una sola verità?

Sul piano individuale chi osserva una religione, cosa deve fare?
Deve concentrarsi sulla sua religione e apprezzare nel suo giusto
valore l’aspetto di verità che essa riflette. Deve coltivare, nutrire
fiducia che questa, per lui, è la verità. Dovrebbe perciò avere una
convinzione personale, nel proprio intimo, che questo è per lui il modo
in cui si manifesta la verità e tuttavia restare aperto a tutta la pluralità.

Daniele Barbarotto

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